giovedì 24 dicembre 2009

Fare Futurismo

Mi sia consentito rivolgere i miei più affettuosi auguri ai "camerati che sbagliano", i ragazzi della Fondazione Fare Futuro. La loro trepidante scoperta degli ultimi ritrovati della filosofia politica somiglia a quella di un ragazzino che si avvicina oggi ai videogame grazie a Tetris. Vogliano quindi gradire in regalo questo generatore automatico di titoli per il Fare Futuro Magazine. Basta fare F5 e l'elaboratore tirerà fuori un nuovo interessantissimo spunto.
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mercoledì 23 dicembre 2009

lunedì 14 dicembre 2009

sabato 5 dicembre 2009

Tucson, Arizona, 23 febbraio 1958

"Tucson, Arizona, 23 febbraio 1958, chiesa Ss. Pietro e Paolo, John Fitzgerald Kennedy è seduto ad ascoltare la messa vicino a Joseph Bonanno, nato a Castellammare del Golfo nel 1905, approdato illegalmente in America grazie a una rocambolesca traversata, in quegli anni uno dei membri più autorevoli del Gran consiglio di Cosa nostra, prima che scoppiassero le faide interne a causa dei giovani “che non capivano tradizioni e codici d’onore della mafia, e che non disdegnavano rapimenti, omicidi, violenze di ogni tipo”. Sembrerò banale, ma io me li vedo con il sole che entra da un’alta vetrata e attraverso il pennello di Edward Hopper. Probabilmente, i due avrebbero guardato in alto, cosa che nei quadri di Hopper non succede mai.
Cos’erano i Kennedy? Irlandesi disposti a tutto per raggranellare qualche soldo da spendere in campagna elettorale? Oppure gente che aveva in mente un progetto? “Non negoziamo mai per timore, ma neppure temiamo mai di negoziare”, disse nel primo discorso da presidente.
Se un progetto non c’era allora la vita è passata e ci ha semplicemente raccontato una bella e tragica storia. Ma se il progetto c’era allora sappiamo anche dove si è interrotto: nell’amministrazione della giustizia, ministro della quale diventò il fratello, Bob, sul quale continuano a raccontare tante malignità, al posto di ricordarne la poetica ingenuità.
Si ricorda, direttore? “Un mattino aprirò la porta principale della casa di Georgetown, più o meno alle due, guarderò prima a destra e poi a sinistra, e, se non ci sarà nessuno in giro, sussurrerò: è Bobby”.
“Il problema della criminalità organizzata è diventato sempre più serio, negli ultimi dieci anni”. Questo disse Bob. Bisognerebbe ripeterglielo all’infinito, a quei babbei che ancora parlano di complesso edipico e di omicidio simbolico attraverso la persecuzione degli ex alleati del padre, con i quali la famiglia Kennedy aveva fatto affari durante il proibizionismo. “Negli ultimi dieci anni”. Possiamo stare qui ore a cercare di capire se la differenza tra mafia e criminalità organizzata esiste davvero, se è soltanto una speranza dei siciliani. Potrei anche sostenere che si tratta di una fesseria che mi sono inventato io. Ma resta il fatto che Bob Kennedy quelle parole le pronunciò. Non disse “mafia”, disse “criminalità organizzata”. E aggiunse: “negli ultimi dieci anni”. E’ nel passaggio tra la vecchia mafia e la nuova criminalità organizzata che sta racchiuso il mistero e l’errore di Bob e della famiglia. Fu ingenuamente poetico negoziare con la vecchia mafia, e al contempo perseguire il nuovo crimine organizzato attraverso gli strumenti della giustizia pubblica. Forse avrebbe dovuto lasciare fare a Bonanno, che è vero, sbagliò due omicidi, ma morì a 97 anni nella sua casa, in compagnia dell’affetto dei suoi due amati dobermann. Eppure non era proprio a proposito di Joe Kennedy, quando fu nominato alla Security and Exchange Commission, che Roosevelt disse “soltanto un aguzzino può smascherare un altro aguzzino”?
Quale fu l’errore? Glielo dico con l’immagine di prima: torniamo in chiesa. E’ il 23 febbraio 1958, è mattina, la giornata è luminosa, un raggio di sole entra da un’alta vetrata illuminando il taglio dei loro vestiti, tengono il cappello in mano, tra le ginocchia. Non confabulano, non tramano, non si scambiano una parola. Annuiscono assorti. Tutto quello che c’era da dirsi lo sta dicendo, in questo momento, il prete sull’altare. C’è anche Edward Hopper, in piedi, in fondo alla chiesa, appoggiato al muro, le braccia conserte, sta pensando di farci un quadro. A un certo punto il prete dice: “A tutti deve essere consentito di entrare nel Regno del Signore”. Hopper ha un sussulto, guarda il prete, sorride, poi torna a voltarsi verso JFK e Bonanno. Niente.
Sono ancora assorti. Vicini e assorti. Hopper controlla l’orologio, fa un gesto con la testa, come se volesse farsi scrocchiare l’osso del collo. Mette le mani in tasca e se ne va come è venuto. No, niente quadro, il quadro è rimandato. Manca qualcosa in quella scena. Lo ha detto il prete: “A tutti deve essere consentito di entrare nel Regno del Signore”. L’unico che ci ha fatto caso è stato un pittore, un pittore che ha rimandato il quadro perché la scena non era ancora completa. Mancava qualcuno su quella panca. Mancava la nuova criminalità organizzata. Hopper avrebbe continuato a dipingere uomini con la testa chinata verso il basso. Mancavano “gli ultimi dieci anni”. Il futuro di quest’isola si incrocia con il passato dei Kennedy." *